Sono Marco Provenziani, CFA di Four Your Future SCF.
Il mio percorso è iniziato nel settore legale, ma la passione per la finanza mi ha portato a diventare prima analista tecnico finanziario e poi, nel 2023, consulente finanziario autonomo con iscrizione all’albo OCF.
Babbo di Ginevra, coltivo passioni che spaziano dal basket alla filatelia, fino alla produzione di olio d'oliva.
Queste esperienze, che esaltano la disciplina, la tradizione e l'attenzione al dettaglio, arricchiscono il mio approccio consulenziale, fondendo competenza tecnica con una profonda sensibilità umana.
Sono stato subito affascinato dal modus operandi del consulente indipendente, che mette al centro l'interesse del cliente.
Il mio impegno è offrire un servizio professionale di qualità, senza mai anteporre i miei interessi a quelli del cliente.
Il CFA incarna questo approccio, elevando la consulenza finanziaria tradizionale a un livello in cui ogni soluzione è costruita su misura, come un abito sartoriale, per rispondere perfettamente agli obiettivi del cliente.
Ho capito subito che questa era la strada professionale che volevo seguire.
La consulenza finanziaria indipendente in Italia seguirà la diffusione già avvenuta negli Stati Uniti, sebbene con un ritardo dovuto a differenze storiche e normative. Negli USA, il modello fee-only(a parcella) è consolidato da decenni, mentre in Italia è stato riconosciuto ufficialmente solo nel 2018.
Nonostante la sua recente introduzione, il settore è in rapida crescita, con sempre più professionisti che promuovono un’alternativa trasparente e svincolata dal sistema bancario.
Il divario con gli USA si ridurrà grazie alla maggiore accessibilità delle informazioni finanziarie.
Apprezzo l'autenticità di FYF SCF, una società che incarna indipendenza, lealtà e onestà. Fin dall'inizio, ho ricevuto un supporto costante dai soci fondatori.
La sinergia tra i professionisti è straordinaria: ogni servizio nasce da un lavoro corale, con un unico obiettivo condiviso:
offrire al cliente una consulenza di qualità.
Quando si inizia un percorso di consulenza finanziaria, il primo passo è sempre fondamentale.
La nostra società crede fermamente che ogni cliente meriti di essere compreso a fondo, e per questo il nostro percorso inizia sempre con una consulenza gratuita iniziale.
Durante questo primo incontro, raccogliamo i primi dati, iniziamo a conoscere chi abbiamo di fronte e rispondiamo a qualsiasi dubbio o perplessità.
Una volta completata la fase di analisi preliminare, informiamo il cliente sugli aspetti burocratici necessari per procedere con la consulenza.
La trasparenza è per noi un valore irrinunciabile, per cui proponiamo un contratto di consulenza finanziaria indipendente che non presenta alcun vincolo: il cliente è sempre libero di disdire in qualsiasi momento.
Questo approccio ci consente di instaurare un rapporto di fiducia basato sulla serenità e sul benessere del cliente.
A questo punto, invitiamo il cliente a compilare un questionario MiFID, strumento essenziale per capire meglio il profilo di rischio e iniziare a strutturare una consulenza veramente su misura.
Il cuore del nostro processo di consulenza è l’intervista.
In questa fase approfondiamo la conoscenza del cliente, raccogliendo informazioni sul capitale da investire, sugli aspetti previdenziali, sulle assicurazioni e persino su eventuali piani di successione.
La nostra società ha un approccio integrato e a 360°, e proprio grazie al lavoro di un team di esperti, siamo in grado di coprire ogni ambito della consulenza patrimoniale, non solo quello finanziario.
Una volta raccolte queste informazioni, lavoriamo insieme al cliente per strutturare un portafoglio personalizzato.
Il nostro obiettivo non è creare uno schema rigido, ma un portafoglio che si adatti alle esigenze e alle caratteristiche individuali del cliente.
Il portafoglio sarà plasmato in modo da risultare un perfetto equilibrio tra le necessità finanziarie e patrimoniali del cliente stesso, perché è lui a dover convivere con queste scelte, non qualcun altro.
Dopo aver definito il portafoglio ideale, procediamo agli acquisti, sempre sulla base delle decisioni condivise con il cliente.
Non è necessario cambiare la propria banca o piattaforma, lavoriamo con ciò che il cliente già possiede, per rendere la transizione il più agevole possibile.
Ma il nostro lavoro non finisce qui.
Offriamo un monitoraggio settimanale del portafoglio, e ogni volta che si rende necessaria una modifica, comunichiamo tempestivamente al cliente i prossimi passi. Inoltre, fissiamo delle call trimestrali di aggiornamento, modulabili a seconda delle preferenze del cliente: alcuni preferiscono incontri più frequenti, altri meno, ma ogni decisione viene presa insieme.
Il nostro focus principale è la personalizzazione del portafoglio e di tutta la situazione patrimoniale del cliente.
Crediamo che ogni dettaglio debba essere su misura, e per questo ci concentriamo su tutti gli aspetti della sfera patrimoniale, non solo quella finanziaria.
Se stai cercando una consulenza finanziaria che ti metta al centro, che sia libera da vincoli e che ti offra un approccio integrato e personalizzato, contattaci subito per la tua prima consulenza gratuita.
Insieme, costruiremo un futuro finanziario che rispecchi al 100% le tue esigenze e i tuoi obiettivi.
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Recentemente abbiamo accolto un nuovo cliente con un portafoglio già ben strutturato sotto molti aspetti.
Questo cliente possedeva una notevole collezione di ETF e non aveva strumenti inefficienti come polizze e fondi comuni di investimento costosi, il che gli ha permesso di avere un'allocazione degli asset migliore rispetto al 90% degli italiani.
Tuttavia, abbiamo riscontrato alcune criticità che, se risolte, avrebbero potuto ottimizzare ulteriormente il rendimento del suo portafoglio.
Il caso di questo cliente dimostra che anche un portafoglio già ben costruito può beneficiare di ulteriori ottimizzazioni.
Attraverso una gestione fiscale più efficiente delle obbligazioni, una migliore diversificazione degli ETF e l'implementazione di una strategia di asset allocation coerente, è possibile migliorare significativamente i rendimenti netti e la stabilità finanziaria a lungo termine.
La consulenza personalizzata e un'analisi approfondita del portafoglio sono fondamentali per identificare e correggere le criticità, sfruttando al massimo le opportunità offerte dai mercati finanziari.
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La gestione del proprio portafoglio di investimenti è fondamentale per garantire una fonte di reddito stabile e sostenibile nel tempo.
Una strategia molto popolare è la regola del 4%, che aiuta gli investitori a determinare quanto prelevare annualmente dal proprio capitale senza rischiare di esaurirlo troppo presto.
In questo articolo, esploreremo come applicare questa regola a un portafoglio di 500.000 euro.
La regola del 4% suggerisce che un investitore può prelevare il 4% del proprio capitale iniziale ogni anno, aggiustato per l'inflazione, senza esaurire il capitale per almeno 30 anni.
Con un capitale di 500.000 euro, questo si traduce in un prelievo annuale di 20.000 euro.
Questo approccio è particolarmente utile per i pensionati o per chi desidera vivere dei propri investimenti senza lavorare.
Pianificare il prelievo di 20.000 euro in modo regolare (ad esempio, mensilmente, trimestralmente o annualmente) aiuta a gestire meglio il flusso di cassa e a ridurre l'impatto delle oscillazioni di mercato.
Le cedole, o interessi periodici ricevuti da obbligazioni e altri strumenti di debito, rappresentano una fonte di reddito importante.
Permettono di avere una rendita senza dover fare operazioni di vendita e ribilanciamento, poiché le cedole vengono accreditate automaticamente sul conto e possono essere utilizzate per vivere.
Tuttavia, queste sono soggette a tassazione, che può ridurre significativamente il rendimento netto. Anche con il prelievo si pagano le tasse, ma esistono strategie per minimizzare questo impatto.
Vendere titoli che registrano una perdita (realizzare una minusvalenza) può generare benefici fiscali. Le minusvalenze possono compensare le plusvalenze realizzate nello stesso anno fiscale, riducendo l'imposta sul reddito da capitale.
Dopo aver realizzato minusvalenze, vendere titoli in guadagno permette di compensare queste plusvalenze con le minusvalenze precedentemente generate, minimizzando l'impatto fiscale.
Le minusvalenze non utilizzate possono essere riportate negli anni successivi per compensare future plusvalenze. Questo consente di spalmare l'effetto fiscale nel tempo, ottimizzando i rendimenti netti.
Vendere azioni che hanno registrato una perdita di 10.000 euro.
Vendere obbligazioni o azioni che hanno registrato un guadagno di 10.000 euro.
Nessuna imposta pagata sulle plusvalenze grazie alla compensazione con le minusvalenze. Le minusvalenze non utilizzate possono essere riportate negli anni successivi per compensare future plusvalenze.
L'ottimizzazione fiscale è una componente cruciale nella gestione di un portafoglio di investimenti.
Vendere titoli in perdita per generare minusvalenze e compensare successivamente le plusvalenze permette di ridurre l'impatto fiscale e migliorare i rendimenti netti.
Tuttavia, è importante monitorare costantemente il portafoglio e le condizioni di mercato per adattare le strategie di ottimizzazione fiscale.
Richiedi un'analisi gratuita della tua situazione o prenota un appuntamento con il Team.
Pandemie, guerre e crisi economiche hanno spinto molti italiani ad avvicinarsi all'investimento in oro fisico.
Infatti, l'acquisto di lingotti o monete d'oro attira quegli investitori che vedono nell'oro finanziario qualcosa di poco tangibile. Spesso sentiamo dire "ha senso investire in oro solo acquistandolo fisicamente", ma è davvero così?
Protezione. In caso di blocco dei conti correnti, è più difficile per un creditore aggredire qualcosa di cui non si conosce l'ubicazione, mentre è più facile colpire conti correnti o depositi titoli.
Spread. Quando acquisto oro fisico, ho una perdita secca sia in acquisto che in vendita. Se, per esempio, l'oro quota 2000 euro all'oncia, potrei pagarlo 2100-2200 euro.
In caso di rivendita, potrei ottenere solo 1800-1900 euro.
Più i rivenditori vogliono guadagnare, più lo spread è ampio.
Infatti, lo spread non è una truffa, ma il modo in cui i rivenditori remunerano la loro struttura.
Tuttavia, molti se ne approfittano.
Costi. Una cassetta di sicurezza può costare dai 50 ai 100 euro l'anno, con una garanzia spesso inferiore ai 10 mila euro.
Se voglio estendere la copertura della cassetta di sicurezza in caso di furto, pagherò di più e la mia banca potrebbe segnalare all'Agenzia delle Entrate.
Posso quindi decidere di tenere il lingotto a casa, ma qui emerge un nuovo rischio.
Furto. In caso di detenzione "casalinga", il rischio di furto è altissimo.
Dipende dalle tue esigenze.
Nella maggior parte dei casi è preferibile optare per uno strumento finanziario, comodamente acquistabile tramite home banking, che replica l'oro fisico.
A volte, alcuni rivenditori di oro fisico disonesti sostengono che l'oro fisico abbia quotazioni diverse dall'oro finanziario, ma questo è assolutamente falso.
L'oro fisico segue infatti le quotazioni presenti nella borsa delle materie prime.
Se avete dubbi, vi sfido ad acquistare oro fisico e verificare le quotazioni sui siti dei venditori.
Un'altra spinta forte è quella di consigliare lingotti e monete per proteggersi da guerre e dal collasso del sistema economico, ma questi eventi sarebbero talmente gravi da portare a un crollo della società civile.
In tali circostanze, pensare di girare con un lingotto è forse l'ultima cosa logica da fare; a quel punto, cibo e farmaci avrebbero un valore maggiore.
Arzilli Andrea, Socio Fondatore Four Your Future SCF
Spesso abbiamo sentito guru online scoraggiare i giovani dall'iniziare ad investire, con frasi come:
"non diventerai mai ricco investendo 10 mila euro in borsa"
Suggerendo invece di acquistare corsi per avviare e-commerce o aziende che potrebbero arricchirli rapidamente.
Anche una buona performance dei mercati non si traduce necessariamente in enormi guadagni, e non possiamo aspirare a costruire un portafoglio estremamente diversificato, infatti con soli 8-10 mila euro è difficile immaginare di acquistare 7-8 azioni, 4-5 titoli settoriali e un buon numero di obbligazioni.
Tuttavia, possiamo comunque costruire qualcosa per il futuro.
Iniziare ad investire anche con somme piccole ci aiuta a sviluppare abitudini finanziarie sane.
Anche se iniziamo con pochi soldi, il fatto di investire regolarmente ci abitua a mettere da parte una parte dei nostri guadagni per il futuro. Se poi il nostro reddito aumenta o riceviamo un'eredità, saremo già preparati a gestire le nostre finanze in modo efficace.
Sfruttare il potere del tempo è cruciale. Anche piccoli investimenti possono crescere nel tempo grazie agli interessi composti. Iniziare presto ci dà il vantaggio di avere più tempo per far crescere i nostri investimenti, anche se le somme iniziali sono modeste.

Aggiungere anche solo 4 mila euro ogni anno al piano di investimenti, grazie alla crescita dei mercati, può portarci a accumulare un notevole gruzzoletto in un decennio, come si vede dal grafico qua sopra, iniziando a investire prima potrò accumulare più capitale anche di chi guadagna più di me.
Anche con pochi soldi da investire, possiamo diversificare il nostro portafoglio grazie agli ETF, utilizzando 2-3 strumenti per ottenere una buona diversificazione, magari non avrò un portafoglio articolato, ma la diversificazione è ottima.
Investire anche con piccole somme ci offre l'opportunità di imparare dai nostri errori senza mettere a rischio le nostre finanze in modo significativo. Fare errori all'inizio, quando il capitale è limitato, è meno rischioso rispetto a farlo quando abbiamo accumulato maggiori risorse finanziarie.
In sintesi, investire anche con pochi soldi ha senso perché ci aiuta a sviluppare abitudini finanziarie sane, sfrutta il tempo a nostro vantaggio, ci consente di diversificare il nostro portafoglio, ci aiuta a realizzare obiettivi finanziari e ci offre l'opportunità di imparare e crescere finanziariamente.
Sei giovane e hai appena iniziato a lavorare?
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Andrea Arzilli, Socio fondatore, Four Your Future SCF
Link Calendly e Mail: info@fouryourfuture.com
Il titolo è provocatorio e non intende sminuire il ruolo della "casalinga", tuttavia vogliamo dimostrare che, se qualcuno desidera investire in Bitcoin, non è necessario aprire un conto su piattaforme esotiche e successivamente acquistare un wallet fisico per custodire le criptovalute.
Si può invece acquistare tutto comodamente tramite l'home banking della nostra banca personale, mediante l'acquisto di ETN.
Investire in Bitcoin tramite ETN (Exchange-Traded Note) è una modalità che consente agli investitori di ottenere esposizione al prezzo del Bitcoin senza possedere direttamente la criptovaluta.
Gli ETN sono strumenti finanziari negoziabili in borsa, il cui valore è legato al prezzo del Bitcoin o di altre criptovalute sottostanti.
Ecco alcuni punti da considerare riguardo agli ETN per investire in Bitcoin:
In definitiva, investire in Bitcoin tramite ETN può essere una scelta per gli investitori che desiderano ottenere esposizione al prezzo del Bitcoin (e altre criptovalute) senza possedere direttamente la criptovaluta.
Tuttavia, è importante comprendere i rischi e le considerazioni associate agli ETN prima di investire e soprattutto tenere a mente che il peso di un investimento è fondamentale.
Alcuni asset possono essere molto volatili, ma con un giusto peso possono trovare spazio in molti portafogli.
Nell'articolo di oggi voglio parlarvi di una nostra cliente: Laura.
Laura ha un compagno di nome Luca, con il quale non è sposata, e una figlia piccola di 2 anni di nome Giulia.
Pur amando profondamente Luca, dal punto di vista legale, entrambi non hanno diritti successori l'uno sull'altro, sono quasi considerati estranei.
Laura ha sottoscritto una polizza vita, ma la banca non le ha consigliato di indicare un beneficiario; nello sfortunato caso in cui lei venga a mancare, l'intera somma sarà destinata a Giulia.
Per i successivi 16 anni, ovvero fino alla maggiore età di Giulia, la somma sarà vincolata dalle decisioni di un giudice tutelare.
Solo quando Giulia compirà 18 anni, si avrà il pieno controllo del denaro.
Non proprio una situazione ideale...
Abbiamo provveduto a cambiare i beneficiari della polizza, indicando espressamente il nome di Luca.
In caso di decesso di Laura, lui sarà in grado di gestire al meglio le somme per sé e per la piccola Giulia.
Queste sono tematiche che possono spaventare i risparmiatori.
Siamo un popolo superstizioso, ma dobbiamo adoperarci per metterci al riparo da possibili insidie che si celano dietro questi piccoli errori.
Affrontare queste questioni permette semplicemente di dormire sonni più tranquilli.
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Andrea Arzilli, Socio fondatore FourYourFuture SCF
Nel settore finanziario, la trasparenza riveste un ruolo cruciale nel tutelare la sicurezza degli investitori e dei risparmiatori.
In Europa, uno strumento fondamentale per garantire questa trasparenza agli investitori è il rapporto di costi MiFID II, un documento che fornisce dettagli riguardanti i costi e gli oneri dei servizi di investimento e delle transazioni finanziarie avvenute nell’anno precedente.
Secondo la legge MiFID, entro il 30 aprile di ogni anno, le istituzioni finanziarie sono tenute a inviare ai loro clienti il rapporto MiFID sui costi e gli oneri sostenuti nell’anno solare precedente.
Tuttavia, è importante fare attenzione perché a differenza di altri report e rendicontazioni ricevute direttamente dagli investitori, il riassunto dei costi spesso viene caricato nel sistema di home banking senza alcun avviso o notifica. Le istituzioni finanziarie spesso cercano di evitare che i risparmiatori prestino attenzione a questo documento essenziale.
In questo articolo, esamineremo l’importanza di questa rendicontazione per gli investitori ei risparmiatori.
Un esempio del rapporto tra costi e oneri MiFID II

La rendicontazione ex-post dei costi e degli oneri è una disposizione introdotta da MiFID II che richiede alle istituzioni finanziarie di fornire ai propri clienti informazioni dettagliate sui costi effettivamente sostenute nell’ambito dei servizi di investimento durante l’anno precedente. Questo rapporto deve essere fornito periodicamente entro il 30 aprile di ogni anno e deve riguardare il periodo specifico dell’anno solare precedente, consentendo agli investitori di comprendere appieno i costi e gli oneri applicati alle loro transazioni e ai loro investimenti.
L’obiettivo è garantire la trasparenza, permettendo agli investitori e ai risparmiatori di comprendere l’impatto dei costi sulla propria gestione finanziaria. Fino a qualche anno fa, prima dell’introduzione del rapporto di rendicontazione MiFID, anche per gli investitori esperti era difficile ottenere una visione dettagliata dei costi e degli oneri in relazione al patrimonio.
Inoltre, è importante notare che spesso in Italia il totale delle commissioni pagate da chi non utilizza un consulente finanziario indipendente si attesta tra il 2% e il 3,5% all’anno.
La rendicontazione ex-post dei costi e degli oneri deve includere diverse informazioni utili agli investitori, tra cui:
Costi diretti: questi costi comprendono commissioni di negoziazione, spese di gestione, oneri di custodia e altre commissioni specifiche legate all’investimento. La rendicontazione deve fornire dettagli su ciascuno di questi costi e indicare l’importo esatto pagato dall’investitore.
Costi indiretti: i costi indiretti includono spese che potrebbero non essere immediatamente evidenti all’investitore, come i costi di transazione impliciti o le differenze di prezzo tra l’acquisto e la vendita di un titolo. La rendicontazione deve fornire informazioni su come questi costi sono stati calcolati.
Oneri accessori: gli oneri accessori includono qualsiasi altra spesa o onere connesso all’investimento, come i costi di consulenza o di ricerca. Questi oneri devono essere inclusi nella resa con dettagli sulla loro natura e importo.
Totale dei costi e degli oneri: la rendicontazione deve presentare un totale complessivo dei costi e degli oneri sostenuti dall’investitore durante il periodo considerato, espressi in percentuale rispetto al patrimonio investito. Questa è l’informazione chiave per l’investitore perché rappresenta un riassunto di tutto.
Perché è importante la rendicontazione ex-post?
Il rapporto di costi e oneri MiFID II è fondamentale per consentire ai risparmiatori di capire il costo effettivo sostenuto nell’anno precedente, garantendo trasparenza e tutela dell’investitore. Inoltre, facilita il confronto tra i vari intermediari e le diverse gestioni, promuovendo così la concorrenza.
Come già accennato, le istituzioni finanziarie spesso cercano di evitare che i propri clienti visualizzino il rapporto di costi MiFID nonostante l’obbligo normativo.
Gli investitori interessati a conoscere i dettagli dei costi sostenuti nei loro investimenti possono ottenere queste informazioni in vari modi:
Consultando resoconti periodici e documenti informativi ricevuti all’inizio dell’anno.
Contattando direttamente la propria banca e richiedendo il rapporto di costi MiFID.
Rivolgendosi a un consulente finanziario indipendente per assistenza nella ricerca del documento o nel dialogo con la banca e nella comprensione del rapporto MiFID.
Quando preoccuparsi di costi ed oneri di gestione troppo elevati?
Il modo più semplice per capire se i costi e gli oneri sostenuti sono troppo elevati è confrontarli con le alternative disponibili sul mercato.
La diversificazione del portafoglio può essere ottenuta a costi diversi. È importante valutare attentamente le opzioni disponibili e, in caso di dubbio o difficoltà nella comprensione del rapporto di costi e oneri, rivolgersi a un consulente finanziario indipendente. Quest’ultimo, privo di conflitti di interesse, sarà in grado di aiutare nella scelta dell’opzione più adatta per raggiungere gli obiettivi di rendimento. In Linea di massima, con costi superiori al 2% c’è la possibilità di migliorare la situazione.
In conclusione
Il rapporto ex-post dei costi e degli oneri è un elemento chiave della MiFID II che mira a garantire la trasparenza e la tutela dell’investitore nei servizi di investimento. Fornisce agli investitori una visione completa dei costi effettivamente sostenuti, promuovendo una maggiore fiducia nei mercati finanziari e un migliore controllo sulle loro finanze.
I lettori interessati a ulteriori approfondimenti su questo argomento sono invitati a scaricare il documento dei costi dal proprio home banking o a richiederlo direttamente.
Se hai bisogno di aiuto per scaricarlo e sei alla ricerca di un supporto per la tua situazione finanziaria inviaci una mail a info@fouryourfuture.com
Nel panorama complesso delle imposte e della fiscalità in Italia, le minusvalenze rappresentano un aspetto cruciale per gli investitori e le imprese. Le minusvalenze fiscali possono avere un impatto significativo sulle strategie di investimento e sulle decisioni aziendali, influenzando direttamente il bilancio fiscale e la gestione del patrimonio.
Le minusvalenze fiscali si verificano quando il prezzo di vendita di un'attività finanziaria o di un bene è inferiore al suo costo di acquisto. In altre parole, si tratta delle perdite realizzate dalla vendita di titoli, azioni, obbligazioni o di qualsiasi altro tipo di investimento o bene patrimoniale.
Secondo la normativa fiscale italiana, le minusvalenze possono essere utilizzate per compensare le plusvalenze, ovvero i guadagni derivanti dalla vendita di altri beni o investimenti. Questo meccanismo di compensazione consente agli investitori e alle imprese di ridurre l'imposta sul reddito o l'imposta sulle società da pagare.
Tuttavia, è importante tenere presente che le minusvalenze possono essere utilizzate solo per compensare le plusvalenze di alcuni strumenti finanziari.
La normativa fiscale italiana contiene alcuni limiti e regole riguardanti l'utilizzo delle minusvalenze. In generale, le minusvalenze possono essere utilizzate nel periodo d'imposta in cui si verifica e nei quattro periodi d'imposta successivi.
Inoltre, esistono limiti specifici sull'utilizzo delle minusvalenze per le imprese, che dipendono dal tipo di attività svolta e dalla loro struttura giuridica.
Le minusvalenze fiscali hanno importanti implicazioni pratiche per gli investitori e le imprese in Italia. Gli investitori possono utilizzare le minusvalenze per ottimizzare la propria strategia di investimento, riducendo l'impatto fiscale dei guadagni realizzati.
Per le imprese, le minusvalenze possono influenzare direttamente il bilancio fiscale e la pianificazione fiscale, consentendo loro di ridurre l'imposta sulle società e massimizzare il valore per gli azionisti.
In conclusione, le minusvalenze fiscali rappresentano un elemento fondamentale del sistema fiscale italiano, con importanti implicazioni per gli investitori e le imprese. Comprendere il trattamento fiscale delle minusvalenze e sfruttarle in modo efficace può contribuire a ottimizzare la gestione del patrimonio e massimizzare il rendimento degli investimenti.
Essendo un tema complesso, non vanno sottovalutate né prese sottogamba.
Recuperare le minusvalenze deve essere un obiettivo del portafoglio, ma non l'unico. Troppo spesso abbiamo assistito a portafogli creati esclusivamente per recuperare le minusvalenze; tuttavia, questo comportamento è irrazionale e inadeguato.
È invece fondamentale pianificare una strategia precisa e mirata, allocando una parte del portafoglio a questo scopo.
Quali strumenti utilizziamo?
Elenchiamo di seguito gli strumenti che utilizziamo per recuperare le minusvalenze:

Dal nostro punto di vista, alcuni strumenti sono più adatti di altri.
Ciò che conta davvero è che ogni strumento utilizzato sia adeguato al profilo di rischio del cliente.
Le obbligazioni governative a tasso zero rappresentano probabilmente gli strumenti con il rischio più basso.
Seguono le obbligazioni corporate con alto rating e scadenze relativamente brevi.
Inoltre, inseriamo alcuni tipi di certificati poco rischiosi, insieme alle azioni che, sebbene comportino un rischio specifico, rappresentano anche uno dei modi più efficienti per recuperare le minusvalenze.
Hai delle minusvalenze nel tuo portafoglio?
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Andrea Troiani, Socio fondatore, Four Your Future